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RACCONTI

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Bisanzio Velata
Le violoncelliste






 


Parigi, 24 Dicembre 1852

Beatrix LaGrange era sul palcoscenico e attendeva l'alzarsi del sipario.
Tutta la sua giovane vita le stava passando davanti agli occhi, nella mente e nel cuore. Come ogni volta che si esibiva per il suo pubblico.
L'infanzia trascorsa nel piccolo villaggio di Bruges, Andre' il suo primo maestro di musica, l'ingresso nella prestigiosa scuola dell'Opéra National de Paris, le prove e lo studio.
Improvvisamente percepì il consueto e silenzioso cigolio del sipario e in pochi secondi fu abbagliata dalle luci delle candele che illuminavano il palcoscenico.
Tutto scomparve e iniziò a diffondersi la melodia nel teatro e a stregare l'audience. Magicamente le note si sposarono l'una con l'altra per dare vita alla Suite n. 4 in Mi bemolle Maggiore, di Johan Sebastiano Bach.
L' esistenza della giovane si concentrò sul violoncello, sulle corde e sull'archetto.
Lei era la solista che magicamente stava creando un mondo di bellezza.

Le note si insinuavano nei sogni e nei desideri degli uomini e delle donne presenti nella sala e venuti all'Opera, nonostante l'abbondante nevicata, per ascoltare lei e solamente lei.
La giovane violoncellista belga, dai lunghi capelli corvini e dalla pelle d'alabastro, suonava il suo mondo in quella notte parigina, ed eseguiva lo spartito solamente per se stessa.
Ad un certo punto la giovane vide una persona a lei conosciuta, seduta e assorta ad ascoltarla. I capelli biondi, la pelle diafana e gli occhi azzurri, freddi come il mare d'inverno o come un lago di montagna.
La sua anima tornò indietro nel tempo e nello spazio, ad una fredda notte di Natale di tanti anni prima.

Lei all'epoca era giovane, forse troppo giovane e lui era bello, forse troppo bello.
La perfezione non è di questo mondo, tante volte le aveva detto il Maestro, e molto spesso e' finta. Anche quella volta l'antico adagio non sbaglio'.
Beatrix incontro' il sua angelo in Place Vendôme, proprio la notte del 24 dicembre, fra la neve e i passi affrettati della gente, desiderosa di trovarsi presto al caldo di fronte ai caminetti scoppiettanti.
La giovine belga però ignorava che il suo angelo era un angelo ribelle e che le avrebbe fatto conoscere il paradiso ma anche l'inferno.
Il paradiso delle estasi d'amore, dei corpi che si fondono, e che come cannibali vogliono tutto l'uno dell'altro, fino all'appagamento, ma sempre momentaneo. Corpi pronti a ricominciare, a cercarsi ancora e ancora, mai sazi degli umori e dei sapori dell'altro.
E poi la discesa negli inferi, l'inferno dell'abbandono, della scomparsa di Amore. La candida neve che si fa ghiaccio, stalattiti affilate che penetrano nel cuore, giù, sempre più giù fino all'anima. Ghiaccio che lacera la carne e sangue che macchia quel che resta della bianca e soffice neve.

E ora lui era nella sala dell' Opéra National de Paris, unico a non essere stregato dalla musica di Beatrix LaGrange, ma pronto a stregarla lui ancora una volta.
Lei a quel punto smise di vedere il passato fra le note del suo spartito e vide il futuro, ancora paradiso e ancora inferno.
Il suo era un Angelo ribelle e come tale destinato a sciogliersi come neve al sole in una bella giornata di fine inverno in Place Vendôme.
Ma la vita e' una ruota e l'inverno con la sua candida e bianca neve prima o poi torna. E questo la violoncellista belga lo sapeva.
Il pubblico colse solamente il suo sorriso, l'Angelo ribelle comprese e fu ancora una volta Natale.




FINE



Bisanzio Velata


 





 
 
 



Il racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale..
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Photo     Margarita Kareva

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