Quella mattina Veronica si svegliò come al
solito dopo il marito. Da quando i figli si erano iscritti all'università
a Milano lei era più libera e forse anche un po' più sola.
Giancarlo,
suo marito, usciva presto di casa in modo da poter prendere il treno delle
sette e cinquantacinque ed essere in Università in tempo utile per
dedicarsi ad un po' di chiacchierio con i colleghi e le segretarie prima
di iniziare le lezioni e i ricevimenti studenti. Veronica allora si
preparava il solito caffè nero, senza zucchero e iniziava a fare il piano
della giornata. La visita alla mamma vedova, la spesa nei piccoli negozi
del centro, un tè con l'amica Carlotta e una decina di chilometri sul
tapis roulant.
E poi a casa, in tempo utile per preparare la cena a
Giancarlo.
In verità molto spesso Maria, la tata che aveva cresciuto i
ragazzi e che era rimasta a servizio, preparava lei qualche stuzzicante
piatto, soprattutto quando la signora Veronica si dilungava in palestra
con le amiche.
Giancarlo rientrava verso le diciotto e trenta e
trovava la moglie seduta in salotto intenta a leggere un libro e in cucina
la cena sul fuoco e Maria indaffarata dietro ai fornelli.
"Buona sera
amore, ben tornato", "buona sera a te, mia cara. Faccio la doccia e
arrivo". "Tranquillo. La cena sarà pronta come al solito per le diciannove
e quindici".
Seduti al loro elegante tavolo in sala da pranzo, un
candelabro acceso e dell'ottimo vino bianco nei bicchieri, cosa potevano
desiderare di più?
Giancarlo forse un'ulteriore pubblicazione su
quella prestigiosa rivista americana, Veronica sicuramente qualche brivido
lungo la schiena.
In effetti dopo il matrimonio avevano ancora
viaggiato e si erano divertiti in modo spensierato, ma l'arrivo dei figli
aveva completamente stravolto la loro vita.
Giancarlo si era gettato a
capo fitto nella carriera accademica, in modo da poter incrementare le
entrate finanziarie e nel giro di qualche anno era riuscito nel suo
intento: una bella casa borghese, le vacanze al mare e in montagna ecc..
Veronica invece si era dedicata anima e corpo a crescere i loro due
splendidi figli, ad accudire quel marito con la testa sempre sui libri o
sulle nuvole e a svolgere il ruolo di perfetta padrona di casa nelle cene
e nei weekend organizzati per favorire la carriera del marito.
Certo Veronica aveva dovuto rinunciare a qualche cosa, in particolare ad
una carriera nel settore letterario. Infatti subito dopo una laurea in
letteratura inglese e un inizio promettente nella ricerca, l'Amore per
Giancarlo e il desiderio di una famiglia con lui avevano preso il
sopravvento e di buon grado l'avevano indotta a rinunciare a portare
avanti le sue ricerche.
Ora a cinquant'anni Veronica sentiva il bisogno
di una scossa, ma forse non era pronta ad accettarlo.
Certo più di
una volta sua mamma, "antica signora" appartenente ad una nobile famiglia
meneghina, guardandola dritta negli occhi le aveva detto: " devi trovarti
una simpatica distrazione, che ti faccia tornare il colorito sulle
guance". In questo la signora Anna mostrava di essere molto più moderna
della figlia che non comprendeva le parole dell'anziana nobildonna.
Un
pomeriggio però il Destino si era messo in moto. Infatti mentre Veronica
era tranquillamente intenta a curare le camelie del suo terrazzo Giancarlo
le telefonò dal suo ufficio e le disse che quella sera sarebbe stato loro
ospite il suo giovane assistente Pietro. "Mi raccomando, una cena semplice
e leggera, perché dopo dobbiamo lavorare al mio nuovo libro". Così aveva
concluso la comunicazione il caro professore. Veronica non si preoccupò
molto della cena, si limitò ad andare in cucina e informare Maria di
quanto "ordinato" dal marito e tornò alle sue amate camelie.
Verso
sera quando si sentì soddisfatta del risultato, rientrò in casa, si
preparò un gin tonic e si immerse in un bagno caldo e profumato. Mentre
sorseggiava il suo drink non poteva fare a meno di pensare a se stessa da
giovane, una giovane e spensierata studentessa che amava Emily Dickinson.
Una domanda la assillava: "quando mi sono persa?" Improvvisamente sentì
bussare alla porta e il toc toc la distolse dai suoi pensieri e la riportò
nella sua casa, nel centro di una tranquilla e ricca città di provincia.
Maria la informava che doveva prepararsi perché a breve il Professore
sarebbe stato di ritorno. A malincuore si alzò, lasciò per un po' che le
piccole gocce d'acqua scendessero lungo la sua pelle e poi si decise ad
asciugarsi. Dopo di che passò nella cabina armadio e scelse un semplice
abito color crema e un paio di scarpe basse, lasciò i capelli sciolti e
optò per non indossare gioielli. Del resto era una semplice cena con un
assistente e non con un qualche ricco e noioso potenziale finanziatore di
ricerche.
Quando ebbe finito di prepararsi passò in cucina per
accertarsi che tutto fosse pronto e poi si sedette in salotto, in attesa
dell'arrivo del marito e dell'ospite. Fumò una sigaretta e stette in
silenzio, ascoltando un disco di Chopin.
Improvvisamente sentì
suonare il campanello e in pochi attimi i due uomini furono introdotti
dalla governante. Pietro era un bel ragazzo di ventotto anni, alto, moro e
con gli occhi verdi. Per prima cosa fu offerto un aperitivo e poi iniziò
la cena. Il giovane assistente si rivelò un gradevole intrattenitore e per
nulla intimidito dal professore o dalla moglie. Le ore trascorsero
piacevolmente arricchite da qualche sorso di brandy e qualche nuvola di
fumo. Si parlò un po' di tutto, viaggi, politica e naturalmente di lavoro.
Quando la conversazione si fermò sul nuovo libro di Giancarlo, i due
uomini si trasferirono nello studio per dedicarsi ai loro impegni e
Veronica restò seduta in salotto sorseggiando un drink. Ad un certo punto
decise che era giunto il momento di ritirarsi e si trasferì in camera da
letto. Mentre si preparava per la notte si scopri a pensare a Pietro.
Quanta forza ed energia trasmettevano le sue spalle forti e muscolose.
Quanta decisione nella sua voce, le ricordava Giancarlo da giovane. Il suo
Giancarlo, tenero e deciso, ma oramai così impegnato con il lavoro. Chissà
se Pietro è fidanzato, si domandava mentre il sonno sopraggiungeva.
La mattina seguente Veronica si alzò come al solito alle otto e come
tutte le mattine si recò in cucina dove Maria già le stava preparando il
caffè. Era ignara di quanto il Destino le avrebbe regalato fra poco.
"Signora a breve io esco a fare la spesa, le serve qualche cosa di
particolare?", domandò la governante. Ma Veronica non la sentì perché era
persa nei suoi pensieri. E così la signora si ritrovò da sola in casa.
Mentre stava andando a fare una doccia suonò il citofono. Era Pietro che
le chiedeva se poteva salire a prendere un libro che si era dimenticato la
sera prima. Appena la signora aprì la porta il giovane in tutta la sua
freschezza le fu davanti. Il tempo di chiudere la porta e i due erano
l'uno nelle braccia dell'altro, stretti in un bacio appassionato.
Fecero l'amore sul divano, come due adolescenti mai sazi. Veronica sentiva
l'energia attraversarle tutto il corpo e vedeva cieli immensi aprirsi di
fronte a lei. Era incredibile ciò che stava facendo.
Quando Pietro
se ne fu andato la donna si guardò a lungo nello specchio del bagno. Era
felice per la sua audacia. Aveva fatto l'amore con un giovane praticamente
sconosciuto, ma con il quale sentiva di essere legata da un qualche cosa
di forte. Inoltre si era sentita nuovamente bella e desiderata. Da quanto
tempo le carezze di un nuovo non avevano il sapore dolce amaro
dell'abitudine.
Nel pomeriggio decise di uscire a fare una
passeggiata in centro per distrarsi e quando rientrò trovò un messaggio
sulla segreteria telefonica. Era di Pietro con il quale la ringraziava per
la cena della sera prima. Probabilmente non avendola trovata in casa era
la prima scusa che gli fosse passata per la mente. Che buffo e che strano
pensò Veronica. Avevano fatto l'amore e non si erano scambiati nemmeno i
numeri del cellulare. Quella sera Maria era fuori e Giancarlo era
impegnato in un convegno fino a tardi e Pietro chiamò nuovamente al numero
fisso. "Buonasera Veronica, ho poco tempo perché sono con tuo marito, però
volevo chiederti il tuo cellulare". "Buonasera Pietro, prendi nota
3379357349. Fanne un buon uso. Un bacio e a presto".
E il giovane ne
fece in effetti un buon uso, a partire dalla sera stessa quando le inviò
un tenero sms. Veronica si sentiva strana, era tutto così nuovo per lei.
Si era innamorata di Giancarlo quando i cellulari non esistevano per cui
non aveva mai ricevuto un messaggino d'amore. E il messaggio stesso le
faceva vedere Pietro ancora più giovane. Ma questo non fermò il sentimento
che la donna sentiva crescere in lei. Quella fu una notte strana, piena di
fiori che Veronica sentiva e vedeva sbocciare.
La mattina presto
ricevette un messaggio dal suo giovane amante e in un paio d'ore erano
nuovamente a letto assieme, in un piccolo albergo di Como. La donna era
serena e godeva del corpo del suo giovane amante. Un corpo forte, definito
e invitante: spalle larghe, torace possente, gambe muscolose e natiche
sode. Per non parlare del pene, che estasiava Veronica, così dritto e duro
con i suoi riccioli scuri che lo incorniciavano. "Hai voglia di fare una
passeggiata?", domandò Pietro, dopo aver fatto l'amore. "Certo" rispose
Veronica. E abbracciati si incamminarono sul lungolago partendo da Villa
Olmo e costeggiando il Tempio Voltiano. La stagione era mite e un sole
piacevole filtrava attraverso le foglie e si rifletteva sulle acque
placide del lago. Veronica sentiva di volare stretta al suo giovane amore.
Ma quando arrivò a casa iniziò a temere di essere divenuta pazza.
Abbandonarsi così ai sensi! Con l'assistente del proprio marito, per di
più. Però era più forte di lei. Non poteva smettere di pensare agli occhi
verdi di Pietro, e al suo modo di sussurrarle parole tenere alle orecchie
mentre facevano l'amore. Era come essere tornata indietro di venticinque
anni, quando lei e Giancarlo erano giovani e squattrinati, ma
approfittavano di ogni momento per fuggire e fare l'amore stretti fino a
divenire un solo corpo.
La sera a cena il marito le comunicò che si
sarebbe recato a Roma per un convegno e che sarebbe stato via per alcuni
giorni. "E vai da solo?", domandò con noncuranza Veronica. "No, viene con
me Pietro naturalmente", rispose distrattamente il marito.
Quella
notte a Veronica venne naturale decidere di prenotare un soggiorno in una
spa a Tivoli proprio nei giorni in cui a Roma si sarebbe svolto il
congresso al quale avrebbe partecipato il marito. La mattina successiva la
donna si alzò presto, fece una doccia rigenerante e andò in cucina, pronta
a bere il suo caffè nero bollente. Mentre sorseggiava la bevanda seduta in
veranda arrivò il marito il quale di sedette anche lui a fare colazione.
"Caro ho deciso che passerò alcuni giorni a Tivoli, alle terme. Sai che in
questa stagione vado sempre per rilassarmi". "Ottima idea. Se vuoi ti do
un passaggio io fra due giorni, quando andrò al Congresso". "Grazie caro,
ma sai che preferisco andare in aereo. Mi stressa meno della macchina".
E così un paio di giorni dopo Giancarlo preparò una valigia leggera e
partì assieme a Pietro alla volta della capitale.
Veronica prese un
volo e poi un taxi e arrivò alle terme. Amava viaggiare da sola, in
particolare adorava andare alle terme e godersi del tempo solo per sé
stessa. Leggeva, scriveva e si immergeva nelle calde e terapeutiche acque.
Quella volta però avrebbe potuto esserci anche un piacevole diversivo.
Inoltre ogni volta che la donna si recava nella cittadina laziale era
solita fare una breve escursione al giardino di Ninfa, lo splendido buen
retiro voluto dalla famiglia Caetani. E anche quella volta volle onorare
la tradizione, o meglio la volle condividere con una persona speciale. Una
mattina infatti, mentre era stesa su di un lettino e si crogiolava al sole
primaverile, telefonò al suo giovane amore e gli propose un incontro per
l'indomani sul far del tramonto nella splendido Giardino di Ninfa.
Il giorno successivo l'animo di Veronica era un'altalena mentre
passeggiava fra i viali che tanto amava. Aveva deciso di recarsi prima di
Pietro nei giardini, in modo da poter approfittare della pace che quelle
piante e quelle statue riuscivano a trasmetterle. Ma il pensiero degli
occhi verdi del giovane avevano il potere di agitarla e di farle
dimenticare chi lei fosse, o forse al contrario le ricordavano chi lei
fosse stata in gioventù.
Quando lo vide arrivare, fra le peonie e le
camelie, comprese che quel luogo, così magico per lei, si sarebbe per
sempre legato alle giovani emozioni che viveva con quel ragazzo. Un
sorriso e un lungo bacio silenzioso suggellarono il momento e lo resero
unico. Il mondo coi suoi molteplici colori scomparve per Veronica e tutto
divenne rosa, come nelle migliori fiabe. "Come hai fatto a liberarti da
mio marito e dai suoi noiosi colleghi?" domandò la donna. "Semplice",
rispose Pietro. "Gli ho detto la verità. Ovvero che mi dovevo vedere con
un'amica. E lui, complice, ha capito". Sentendo la parola amica un velo di
tristezza scese sugli occhi di Veronica. Improvvisamente si sentì vecchia
e stupida. Pietro comprese e la strinse ancora più forte a sé. Una
passeggiata e poi diritti in albergo, a consumare l'amore.
Quei
pochi giorni volarono e tutte e due tornarono alle loro vite. Veronica era
sempre più coinvolta in quella storia, ma nello stesso tempo era sempre
più confusa. Alternava momenti indimenticabili fra le braccia di Pietro a
momenti in cui si ritrovava a pensare a Giancarlo, a guardarlo con
tenerezza e a essere pertanto presa dal dubbio. Quei pochi giorni volarono
e tutte e due tornarono alle loro vite. Veronica era sempre più coinvolta
in quella storia e anche la sua migliore amica iniziò a sospettare qualche
cosa. Un giorno a pranzo Carlotta non ebbe esitazioni alcuna e le domandò:
"come si chiama?". "Come si chiama chi?" Rispose perplessa Veronica. "Ma
lui, il tuo amante?". La domanda così fredda e diretta lasciò allibita la
donna, la quale trovò la prontezza di riflessi e di spirito di rispondere
con una risata argentina e di cambiare discorso. Però dentro di sé qualche
cosa fremeva. Inesorabile e silenziosa. Fino al tragico epilogo.
Un mercoledì pomeriggio, come al solito, Veronica si recò a trovare la
madre per prendere un tè assieme e ascoltare i soliti pettegolezzi.
"Buongiorno mamma, come stai?", "cara Veronica come al solito. E tu,
piuttosto?". "Anche io mamma, Giancarlo è molto impegnato con il lavoro, i
ragazzi sono sempre a Milano e io ho un po' di tempo per me". "E questo
tempo lo dividi con qualcuno di speciale?", sussurrò la signora Anna. A
udire quelle parole, Veronica si sentì avvampare, ma cercò di nascondere
il suo turbamento. Ovviamente il tentativo fu vano e la madre aggiunse:
"Non lasciarti vivere, afferra la vita e conducila dove vuoi tu". E con
egual velocità la signora Anna cambiò argomento: "e allora lo sai che la
marchesa di Pornassio si è risposata?".
Una sera, dopo aver passato
un'oretta piacevole con il suo giovane amante in un albergo sul lago,
Veronica vide rientrare il marito serio in volto. "Caro come è andata la
giornata?". "Amore lascia stare". E si chiuse in un ostinato mutismo. Alla
fine della cena però alzò lo sguardo dal piatto e sorrise in direzione
della moglie. "Prepara un bagaglio leggero. Domani si parte". "E dove
andiamo? Cosa devo portare?", esclamò Veronica. "Sorpresa. Porta qualche
cosa di non troppo pesante. Qualcosa che vada bene per la Riviera. È
l'unica cosa che ti dirò", rispose laconico Giancarlo.
Veronica
rifletté difronte alla cabina armadio e alla fine scelse alcuni
abbinamenti che le piacevano particolarmente. Amava molto la Riviera ed
era molto contenta di passare alcuni giorni al mare.
La mattina,
dopo colazione, partirono e Veronica si sentiva davvero bene. In poche ore
raggiunsero la loro meta, ovvero il Principato di Monaco e presero
alloggio in un bel albergo, con il mare che si apriva di fronte al loro
letto. Furono tre giorni proprio indimenticabili. Lei e Giancarlo
sembravano tornati fidanzati. Cene a lume di candela, colazioni a letto e
passeggiate sul mare. E poi l'amore. Da quanto tempo Giancarlo non l'amava
con lo stesso trasporto e la stessa intensità. Sentiva le sue mani
accarezzarla e lei si perdeva nel piacere. Una mattina presto presero
l'auto e si avventurarono lungo la strada litoranea, a picco sul mare. La
stessa strada che tante volte era stata percorsa da Grace Kelly a bordo
della sua cabriolet. Il sole scaldava la loro pelle e Montecarlo si
stagliava lontana, ai loro piedi e quasi all'orizzonte. Giancarlo si
accostò, spense il motore e scese dall'auto. Veronica lo raggiunse e in
silenzio, abbracciati si bearono dello spettacolo unico della Costa
Azzurra. Come era lontana la loro vita in quel momento. Veronica sentiva
nel profondo di ogni parte del suo essere di amare intensamente suo
marito. Pietro non la cercò mai e Veronica mai lo cercò in quei giorni.
Ma quando ritornarono alla loro vita quotidiana Veronica di nuovo
avvertì il bisogno di sentire e di vedere Pietro e lui era lì ad
attenderla, senza chiedere nulla, ma pronto a darle le attenzioni e le
distrazioni di cui lei sentiva di aver bisogno. Ricominciarono i pomeriggi
o le mattine negli alberghi, gli sms e le telefonate. Però Veronica si
rese ben presto conto che quando era con Pietro e sentiva il suo corpo
sopra al proprio, lei pensava al marito, vedeva Giancarlo e non il giovane
amante. E ciò la turbava profondamente e la lasciava inquieta. Sentiva il
bisogno di Pietro, ma desiderava il marito. Questa era la sconcertante
conclusione alla quale giunse Veronica, dopo un pomeriggio passato a
camminare in riva al lago. E mentre era assorta nei suoi pensieri, di
fronte alla placida acqua, sentì suonare il cellulare. "Pronto, chi
parla?" "pronto signora, è l'ospedale Niguarda. Hanno appena ricoverato
suo marito per un malore". Veronica sentiva riecheggiare quelle parole
nelle sue orecchie, mentre come un automa guidava in direzione di Milano.
Ora sapeva che quella era la sua vita, quello era il mondo al quale
apparteneva e Giancarlo era l'uomo con il quale voleva invecchiare, per
sentirsi ogni giorno più giovane.
Bisanzio
Velata
FINE