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STORIE VERE
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UNA DONNA ALLE PRESE COL SUO PRIMO TRADIMENTO
STASERA MI FACCIO UN
REGALO Stasera mi
faccio un regalo, stasera esco da sola, è la prima volta che lo
faccio. Sono chiusa nel bagno a darmi gli ultimi tocchi. Mio marito
è di là che si sta preparando la cena. Sento rumori di famiglia, un
rubinetto che scroscia, un frigo che s'apre, mio marito che si
agita, ha messo sul fuoco una padella e un po’ di verdura, già sento
l’odore d’aglio bruciato che si diffonde per casa
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Stasera mi faccio un regalo,
stasera esco da sola, è la prima volta che lo faccio,
mai finora mi era successo. Sono chiusa nel bagno a
darmi gli ultimi tocchi per risaltare i contorni. Mio
marito è di là che smania, si sta preparando la cena.
Sento rumori di famiglia, un rubinetto che scroscia, un
frigo che s'apre, mio marito che si agita, ha messo sul
fuoco una padella e un po’ di verdura, già sento l’odore
d’aglio bruciato che si diffonde per casa. Non è capace,
non l’ha mai fatto! Ma questa sera devo farmi un regalo!
Ho pensato a tutto, la scusa più adatta per non avere
problemi, una festa in una villa sull'Appia, il
compleanno di un'amica che da tanto tempo non vedo, a
cui lui non può risalire, che lui non conosce
ovviamente. Sono tre giorni che lo sto preparando, mi ha
chiesto più volte se fossi andata da sola. “Vado con
Cecilia.” “E chi è Cecilia?” “Una vecchia compagna di
classe.” Ma se solo sapesse… Lo sento spiattellare,
chissà cosa si preparerà per secondo? In frigo c’è carne
surgelata, ma non sa usare il microonde.
Ma io
non ho tempo, sono in ritardo, stasera mi devo fare un
regalo! Ho perso minuti preziosi per una calza
smagliata, le mutande sottili che non coprono niente
sono ancora sul bordo della vasca. Devo fare in fretta,
ma non ci riesco, non riesco ad essere disinvolta.
Infilo la gonna, si lo so, è corta, forse troppo, spero
che quando mi siedo non si veda il bordo della calza. Mi
guardo allo specchio e vedo riflessa una donna diversa,
di quelle che passano l’attesa a rimarcarsi il rossetto.
Sono bella sì, bella come un’amante, bella come solo una
femmina può essere avvolta nel mistero della complicità,
oltre l'ombretto bianco, rosa e dorato che sfuma
luccicante e vola prezioso come due ali di farfalla
regina, oltre il rimmel carico d’impaccio e paura che
cola bluastro lungo i solchi dell'antica depressione.
Ora ho deciso apro la porta del bagno e corro
verso l’uscita, lo saluto correndo, dalla cucina
scorgerà solo una figura senza contorni, senza questo
spacco nel vestito che arriva oltre ogni verità di
qualsiasi scusa. Come posso pensare che possa credere al
compleanno di un’amica che per altro non vedo da tempo?
Vestita in questo modo non posso che andare incontro ad
un uomo. Chissà se mi bacerà appena arrivata o
allungherà una semplice mano? In fin dei conti ci siamo
visti soltanto una volta in ufficio, una stretta di mano
che non finiva più! Un uomo affascinante, sposato anche
lui… Dio che brividi lungo la schiena quando mi ha
fissato con i suoi occhi intensi, neri e profondi! Poi
qualche messaggio, quale telefonata in ufficio. Stasera
è la prima volta che ci vediamo fuori dall’ufficio, che
vado da sola, la prima volta in assoluto che incontro un
uomo da quando sono sposata.
Stasera voglio farmi
un regalo, la notte mi chiama ed io devo obbedire, devo
sentire il rimbombo dei miei tacchi sull'asfalto crepato
dopo che è caduto un tramonto. Oddio se mio marito
entrasse per davvero! Mi sgualcirebbe con gli occhi il
rossetto, con la gelosia una calza. Sono bella lo sento,
incastonata nelle luci dello specchio del bagno, come un
diamante in vetrina senza vetro ed allarme che stasera
qualcuno può soltanto rubare.
Ecco sono pronta.
Mi faccio un regalo! Che cosa dico ora a mio marito? Che
semi vestita vado ad infangare il suo nome? Che esco per
farmi coprire di complimenti e di baci e che lo tradisco
per allontanare la noia? Ma forse non è questo e non
riesco a spiegarlo neanche a me stessa. E' qualcosa che
è scattato dentro me stessa, dopo quella stretta di mano
e che ora mi fa sfidare mio marito che non ha mai
creduto che io potessi tradirlo. S'abituerà, ne sono
certa, perché questa è soltanto la prima volta, e ora
sono davvero convinta che serve soltanto rompere il
ghiaccio!
Eccolo che mi chiama, mi chiede dov’è
il sale, dove può trovare una bottiglia d’olio di quello
che ci ha regalato sua madre. Forse ho messo troppo
profumo, di quello dolce che fa credere che sia
disponibile già al primo incontro e di certo non adatto
ad una cena di compleanno. Mi sento vigliacca e
bugiarda, mi sembra d’averlo già tradito. Mi disgusta il
pensiero che tra poco, tra meno di un’ora qualcun altro
mi riempia di cortesie, mi riempia l’anima e il cervello
facendo di me quello che mio marito non s’immagina
nemmeno, quello che io non gli ho mai fatto dubitare.
Per anni insieme senza neppure un sospetto, moglie
ideale che consiglierebbe a tutti di sposare, perché
onesta e integerrima, perché mai nella sua mente un
tarlo ha trovato consenso. Non può certo pensare che tra
poco sua moglie sarà una donna diversa, che correrà il
rischio voluto di passare una sera a farsi stipare
nell’anima la voglia che altrimenti non avrebbe
conosciuto, a farsi colmare di sesso legata alla
spalliera del letto o appoggiata al davanzale che guarda
di fuori la notte rimanendo bella e vestita perché nuda
non sarebbe altrettanto. Oddio ma che vado a pensare?
Cavolo sono in ritardo! Mi starà già aspettando,
mi darà il benvenuto, mi bacerà, mi sgualcirà in un
secondo queste labbra perfette, le spalancherò senza
nessuna esitazione, come in questo momento
meticolosamente ripasso. S’accorgerà soltanto di questi
tacchi, lunghi quanto un coltello che s’infila nel
cuore, ma non provocheranno dolore perché tra noi non
c’è sentimento, perché il cuore ci serve solo per
respirare e provocare piacere. L’appuntamento è in un
parcheggio vicino alla metro, e poi in un ristorante,
non credo che in questi casi ci possa essere altro.
Oppure ha già previsto tutto, dopo cena in albergo, o un
motel lungo l’Aurelia, “solo per stare tranquilli, se
non vuoi beviamo solo qualcosa” e poi eccolo che
s’avvicina e mi prende, del resto sa che non dirò di no!
Sì sarà così lo so!
“Dove trovo la tovaglia?”
Ecco, ha bisogno di me, ed io mi guardo e riguardo i
miei seni, mi chiedo se saranno di suo gusto, abbondanti
e simili a gommoni dove galleggiare sicuri, simili a
barche che ti fanno la culla. Ma il mare è in tempesta,
ora mi sta dentro nel cuore e sbatte impetuoso sugli
scogli dei miei non posso, sulle pareti dei miei
scrupoli che mi lasciano uno squarcio indelebile
nell’occhio della ragione. Non voglio sentire questi
rumori di sicurezza e famiglia, di calore e tepore come
solo una padella che sfrigola sa fare. Ora mi spoglio e
mi lavo la faccia, mi tolgo questi vestiti che farebbero
impazzire solo amanti e non certo mariti! Appesa ad un
gancio sul muro c’è la mia vestaglia di casa, mi fa
tenerezza, mi fan voglia di divano e televisione, di
programmi scemi che ti cadenzano i giorni e le ore. Vado
di là e mi metto a cucinare, non brucio l’aglio, so
dov’è il sale e dove trovare la tovaglia pulita.
M’invento una scusa. Ho mal di testa.
Rinuncio
alla cena, sto male. Ma se non vado sto male veramente.
L’ansia risale la corrente lungo il torpore delle mie
membra, delle mie cosce che ragionano senza ragione e
dettano regole e legge al cervello che in panne ha
rinunciato a pensare. Allora vado. Vado e mi faccio un
regalo! Scivolo le dita sul vestito che mi fascia
leggero e vedo scorrere i miei dubbi ormai repressi
adagiandosi a terra come biancheria ammonticchiata
ancora da stirare. Mi riguardo allo specchio, accenno ad
un sorriso, i miei seni stipati e bugiardi si gonfiano
d’attesa e di voglia, tra meno di un’ora saranno più
duri, dritti al piacere, sfacciati nel chiedere,
insolenti nel ricevere.
“Guarda che farai tardi!”
Eccolo, ha premura. Ha paura che deluda quell’uomo, che
lo faccia arrabbiare e poi magari non fa l’amore! Non
m’inginocchia come in preghiera davanti ad un altare.
Odio questi pensieri! Ma perché immagino tutto prima del
tempo? In fin dei conti è solo uno stupido appuntamento,
una cena dentro un locale, dove si mangia, si beve e si
parla e poi si torna a casa senza che nulla sia
successo! “Ancora sei in bagno? La tua amica ti starà
aspettando!” Odio la sua ingenuità! Vorrei gridargli che
non c’è nessuna Cecilia stasera, nessun compleanno, vado
soltanto a sondare il terreno se è possibile farsi un
amante.
Come cavolo è possibile che non riesca a
capire che stasera voglio farmi un regalo? Sua moglie si
sta preparando, chiusa nel bagno per chissà qualche
desiderio, chissà quale stanza d’albergo dove solo
signore sposate senza documenti, gremiscono le stanze,
riscaldano i letti e sudano e bagnano di piacere quelle
lenzuola. Perché non capisce? Non ci vorrebbe che un
niente. Sono anni che lo tradisco col pensiero. Anni,
che mentre mi guarda, passano nella mia testa pensieri e
preoccupazioni, emozioni e desideri, che non avverte
nemmeno. E’ possibile, santo Cielo, che dentro di me
battano in ogni istante due cuori e questo uomo mi ami
perché sono unica e fedele? Non sopporto questa voce che
continua a chiamare, ad avere bisogno di me. Sapesse
davvero come mi sono ridotta contando le ore di giorno
prima che venga la notte, e mi vengono i brividi
soltanto a pensare di quanto oramai questo surrogato
d’amore mi sia entrato nel sangue come droga sintetica,
come banana che t’inebria le ossa e poi mangi di gusto.
Sapesse quanti sogni mentre lui russa ed io che prendo
un taxi per farmi condurre nel buio di Roma.
Tanto non se ne accorgerebbe, non arriverebbe mai a
pensare che sono uscita per sesso, per sconfiggere negli
interstizi dell’anima, la solitudine che lievita e
vince. Ci vorrebbe un niente camminare nei vicoli, dove
si sentono evidenti passi e paure, e prendere in mano il
cuore che finalmente batte, ribatte ed è vivo. Ed in
fondo a quella strada, tentare e tentarsi fino a sentire
l’odore del piacere che lievita. Se sapesse come mi sono
ridotta mentre ora che mi sono fatta coraggio, mi
disarma con questo candore infantile, e mi fa sentire
ancora più bugiarda per correre incontro ad un uomo che
almeno mi distolga da questi pensieri, che mi dia
emozioni nel solo pensare che possa accadere davvero.
“Ancora non sei pronta?” Ora esco e mi vado a
fare un regalo, mi dirà sicuramente di fare attenzione
che di notte girano brutti figuri malintenzionati, ma io
sono la sola malintenzionata che giro di notte per farmi
violentare l’anima dentro, da questa situazione che mi
sono cercata, perché altrimenti non dormo, sarei fuori
di me nel pensare che ho buttato un’occasione dopo anni
che ci andavo pensando. Solo io sono la malintenzionata
che a quarant’anni sogna ancora di fare la bambina e
s’immagina di ciucciare il suo ciuccio come gioca al
dottore. Squilla il telefono. Oddio mia suocera, ora
vorrà che vado a salutarla. Anche lei mi ama, anche lei
mi adora come nuora perfetta, l’unica donna che poteva
sposare suo figlio.
Esco dal bagno, mi precipito
senza badare che quest’ansia potrebbe dare sospetti. Il
rumore dei tacchi invade la casa, come il profumo mi fa
sentire fuori luogo e fuori di testa. Al telefono non
c’era nessuno. Ma ora sono davanti a mio marito che
intento davanti ai fornelli non pensa nemmeno che potrei
dargli piacere. Che nel giro di qualche secondo potrebbe
prendermi intatta e non ancora sciupata. Ma questo non è
previsto! Mi guarda, mi fissa. “Dai che farai tardi, la
tua amica t’aspetta!” Non rispondo, indosso il
soprabito, prendo la borsa. Mi sorride. Non mi ero mai
accorta che in fondo ai suoi occhi castani c’è un
riflesso d’azzurro. Mi dà fastidio notarlo, perché entra
nella mia dignità e mi trova indifesa, entra tra le mie
gambe e mi sento più sporca. Mi sorride ancora. Mi sento
sollevata e distrutta. Faccio per parlare, ma non c’è
niente da dire. Vestita in questo modo non ho nulla da
dire. Mi ripete di non affaticarmi, di non fare tardi
perché domani lavoro.
E’ tardi, più tardi del
minimo dubbio, della normale incertezza che ogni giorno
mi fa compagnia. Abbasso lo sguardo, lui mi guarda, mi
fissa, forse ha capito qualcosa. Oddio sono sicura!
Eccolo s'avvicina. Adesso mi toglierà il soprabito,
basterebbe davvero un niente, infilare una mano sotto la
gonna per far crollare montagne di scuse, di compleanni
e la Villa sull’Appia. Eccolo che si avvicina, ora è a
meno di un metro, meno di un braccio. Mi sale l’ansia.
"Cara, hai dimenticato questo." Fa dondolare tra le sue
dita un pendente. Sorrido. "Oddio che sbadata." Mi
sgonfio come se l'ansia uscisse tutta di colpo. Gli vado
vicino e gli do un bacio. "Torno presto." Eh sì sto
uscendo, stasera davvero mi faccio un regalo!
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Pur basato
sull'osservazione di temi sociali questo racconto
è opera di pura fantasia. Nomi, personaggi e
luoghi sono frutto dell’immaginazione
dell’autore e non sono da considerarsi reali.
Qualsiasi somiglianza con fatti, scenari e
persone è del tutto casuale.
© All rights
reserved Adamo Bencivenga
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Trishin
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